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martedì 30 agosto 2011

Un Fiorino!


Si, una citazione da "Non ci resta che piangere".
La cui logica contributiva era certamente meno iniqua della nostra nuova finanziaria. 
E' già stato detto tutto. Ormai è ufficiale, l'Italia è un paese per vecchi danarosi e l'italiano è una specie destinata ad estinguersi. L'ossimoro al potere: sentire la Meloni difendere il provvedimento che azzera il riconoscimento ai fini pensionistici degli anni di studio, è stato il colpo di grazia. Mi sembrava un illuminato amministratore intento a promuovere la qualità della vita  di  un animale in un qualsiasi  bioparco piuttosto che in uno  zoo. Venditori di fumo di tutto il mondo, al confronto di certa gente, siete dei dilettanti. Sarò cinica, in questo momento l'unico interrogativo che mi frulla nel cervello è: 

ma se esiste una procedura per sbattezzarsi, ne esisterà una per disitalianizzarsi


P.S. Secondo me anche il vituperato sindaco di Roma ci sta pensando: ha iniziato ha piantare lavanda negli spartitraffico della Cristoforo Colombo per poi chiedere asilo politico alla Francia ! ;-( 

lunedì 21 febbraio 2011

Non è un paese per single.

La vita non è uno spot - 2


Marzo 1999.
Ero a Valencia in Erasmus, quando per la prima volta ho sentito una splendida donna che dalla TV diceva :

" PORQUE YO LO VALGO".

Bella frase, peccato che fosse solo la versione iberica dello spot di un noto shampoo.



Ma quanto valiamo noi donne oggi in Italia? Meglio, quanto vale UNA donna ?
Se  ultratrentenne, laureata, precaria ( o simili ) e per giunta single: non vale niente.
O almeno questa è l'opinione dominante, veicolata, ahimè, anche da tante nostre simili.

Cominciamo però dall'inizio. Ad Ottobre vado a pranzo con un mio amico, nonchè ex, per cui ho lavorato qualche giorno. Durante una piacevolissima conversazione lui, sposato, dice a tradimento:  -Ma tu quando te lo trovi un marito?- Io di rimando credo di avergli risposto qualcosa del tipo: -Perchè, mi vedi così disperata ?-E l'argomento fortunatamente è stato accantonato.

Qualche settimana dopo mia madre, con la finta ingenuità che solo le mamme sanno usare, butta là un commento del tipo : -Mi raccomando vestiti bene quando vai in Facoltà così magari conosci qualche ragazzo interessante.- Io a lei, ovviamente, non ho risposto, ma con le amiche mi sono fatta due risate chiedendomi se fosse scoppiata una qualche epidemia. O forse era un nuovo gioco:  il PPPP. Piazza Paola al Primo che Passa.

Sono passati alcuni mesi, in cui peraltro qualche collega più giovane mi ha attribuito un marito inesistente ed è stato adeguatamente redarguito, e cosa mi succede venerdì scorso?
Una donna, che stimo molto, mentre sorrido di una sua battuta a sfondo familiare mi dice :
- Ma cosa hai tu da ridere che non hai nemmeno trovato un marito da sposarti fino ad ora?-

Da quel momento mi sono obbiettivamente innervosita. Ma è possibile che la legittimazione di una persona, pardon di una donna, all'interno di questa società passi ancora attraverso il matrimonio o, in assenza di questo, attraverso l'esistenza di un compagno stabile? Sono convinta che in due si stia meglio, ma deve essere una mia scelta, non un obbligo. Avrò pure una formazione umanistica ma la somma di 2 persone, 1 + 1, è 2 non 3. Non stiamo parlando di un di un team di lavoro in cui la collaborazione di più identità diventa un plusvalore che travalica la somma delle singole professionalità : stiamo parlando della mia vita privata. Mia come di tante altre. Perchè non mi sento nè mosca bianca nè pecora nera.

E' assurdo ma i commenti di tutte queste persone che fino a prova contraria o mi stimano o mi vogliono bene ricordavano tremendamente la celebre risposta del Signor B. alla precaria che gli chiedeva un lavoro : - Signorina si trovi un buon partito e si faccia sposare!

Ergo, se questa fosse una favola, la morale sarebbe :

se sei donna e, come aggravante, hai oltre trentanni qualunque lavoro tu faccia, o non faccia, invece di rompere le scatole trovati un marito. ( qualunque)

Eccovi servita quindi una discriminazione forse più subdola dello sfruttamento sessuale delle donne e della mercificazione del loro corpo. Più subdola perché percorre la nostra società in modo ancora più profondo e trasversale. Tanto profondo da risiedere tra i metri di giudizio delle donne stesse, anche di molte che non sono certo delle sprovvedute e che dell'emancipazione dovrebbero, perchè qualche dubbio mi viene, aver fatto la loro bandiera.

Quante volte devo essere giudicata indipendentemente dal mio "essere"

Una perchè sono donna, un'altra perchè ho un titolo universitario che non rientra fra quelli "produttivi" e una terza perchè sono single?

Altro che pari opportunità,  tutto questo assomiglia ad un sistema di caste.

Io non so se valgo, in senso assoluto, ma so per certo che il mio valore
passa per la mia persona e non per il mio stato civile.


( e credetemi...non penso di aver esagerato )

martedì 1 febbraio 2011

La "nostra" Africa.

 La vita non è uno spot -1

Per assurdo io in questi giorni mi sto facendo un sacco di risate. Saranno amare ma sempre risate sono. No, le favole che raccontano i giudici del signor B. non c'entrano, quelle fanno pena o al massimo piangere. L'origine della mia ilarità è il tempismo di una pubblicità che recita: "LA PAROLA CHE LE DONNE HANNO PIU' DIFFICOLTA' A SCRIVERE E' FUTURO". La prima volta che l'ho sentita ho per un attimo pensato che il PD avesse cambiato agenzia pubblicitaria e fosse riuscito ad iniziare, finalmente, una campagna elettorale decente e, magari, a candidare una donna. Si, avete indovinato, sono un'ottimista appassionata di fantascienza. Dopo un attimo ho capito che lo spot serviva ad una nobile raccolta di fondi in favore dell'Africa. A quel punto mi sono chiesta: e se l'Africa stessimo diventando noi?  Si perché, pur non volendo paragonare ai drammi delle popolazioni africane le nostre ansie da paese appartenente al G8, non è che le donne e i giovani italiani ci riescano proprio bene a scrivere "FUTURO". Anzi, penso che alcuni questa parola, come quella "FIGLI", tendano a rimuoverla. Meglio non pensarci, tanto entrambe le cose sono impossibili da pianificare. Sarebbe buffo se non fosse tragico ma in un colpo solo stiamo riuscendo ad essere uguali e peggiori di quel nordafrica che tanto ci sembra lontano. Uguali perchè le recenti vicende cominciano a chiarire, a tutti,  la deriva autoritaria da regime sudamericano o maghrebino che il nostro paese ha intrapreso. Uguali perchè la mercificazione delle donne che tanto disinvoltamente viene raccontata non è mio avviso migliore della sottomissione femminile di certi paesi islamici. Diversa ma non migliore. E poi, anche in periodo ottomano, le favorite non diventavano comunque consiglieri regionale. Ma la cosa più preoccupante è che, buono o cattivo che sia l'esito dei movimenti di piazza di Egitto e Tunisia, là almeno si assiste ad una presa di posizione forte da parte del popolo. Perchè, alla fine della fiera, io sono convinta che in Italia, se ci fossero le elezioni, vincerebbe ancora Berlusconi. Imparate a nuotare, forse sarà a noi che tra un po' serviranno i gommoni. 

sabato 29 gennaio 2011

Il signor B. non è Mazinga Z e nemmeno il nonno di Heidi.

Generazione Cartoon - Prima puntata


 Breve nota autobiografica.
 Sono nata nella seconda metà degli anni '70.
 Sono cresciuta con i cartoons e la TV commerciale negli anni '80. Sono andata al Liceo e all'Università, contemporaneamente alla fine della Prima Repubblica e all'inarrestabibile escalation  politica del signor B., negli anni '90. Assisto attonita alla cancellazione dei diritti dei lavoratori e al vilipendio della dignità delle donne nel primo decennio del XXI secolo. Non sembra ma tutti i fenomeni in elenco sono collegati. Ammettiamolo, il sostanziale immobilismo e il disinteresse politico di una grande parte della mia generazione ha in qualche modo a che fare con gli input arrivatici dalla nascente TV di massa. Nei cartoons era tutto abbastanza semplice: c'erano i buoni, i cattivi, i belli, i brutti, gli amori, i drammi, i superpoteri e le lacrime ma  alla fine sostanzialemente il BENE prevaleva. Visione alquanto manichea in cui, non a caso, i buoni, ben  prima del fenomeno Ugly Betty, erano anche inequivocabilmente fighi. E, dato che gli eroi " son sempre giovani e  belli", nemmeno ci siamo accorti che Capitan Harlock aveva un occhio menomato. Ecco, il problema che  molti di noi sembrano avere con la percezione della realtà, e quindi con la possibilità di un "impegno politico", nasce da lì. Forse abbiamo acquisito, assorbito e metabolizzato una visione alquanto semplificata della realtà. Un modo di leggere il mondo in cui non sono l'impegno quotidiano e la fatica a costruire le fortune delle persone e delle società ma i colpi di fortuna sostituiti spesso dalle mirabolanti imprese dei SUPEREROI. E così, finiti gli anni '80,  è arrivata Tangentopoli e abbiamo applicato lo schema: i buoni, i cattivi e i supereoi. Cioè, gli altri hanno così dipinto la scena e noi, ingenuamente, abbiamo bevuto tutta d'un fiato questa nuova "serie TV". Le idee sono passate in secondo piano, alcuni cattivi sono stati fatti fuori e altri, con un talento degno di Lulù e il fiore dei mille colori, hanno cambiato casacca.  Siamo passati quindi alla Repubblica 2.0 e, con questa nuova release dello Stato italiano, è arrivato il signor B.. Perfetto, c'era anche il SUPEREROE. Beh, non che a tutti piacesse questo paladino degli inesistenti futuri posti di lavoro, ma il modello comunicativo funzionava. Sono passati 16 anni, la metà della mia vita, e lui è ancora lì. Nemmeno di Candy Candy e di Lupin III  hanno trasmesso così tante puntate.  A partire quindi da questi due momenti epocali quello che ha dominato la storia italiana è stata la ricerca del leader a sinistra e l'esaltazione del capo a destra. Ai programmi, ai fatti, ai valori si è sostituita la retorica dell'eroe e dell'antieroe. E noi, la generazione che a metà degli anni '90 è diventata maggiorenne, senza nemmeno capirlo, abbiamo accettato il tutto. Perchè in fondo, siamo sinceri, a noi l'idea che qualcuno, di destra o di sinistra, arrivi e risolva tutto non solo non dispiace, ma sembra quasi naturale. Perchè sforzarsi quando da un momento all'altro potrebbe arrivare il SUPEREROE?Bene adesso, constatato che il signor B. non è Mazinga Z, non è il nonno di Heidi, ma al massimo assomiglia a uno dei Puffi o a Mister Magoo, sarebbe il caso di smettere di aspettare anche il SUPEREROE di sinistra e ricominciare a parlare di fatti e problemi.